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Cuccaro attraverso i secoli

La storia di Cuccaro è strettamente legata alla casata dei Colombo, investiti del feudo di Cuccaro (e di altri otto paesi) dall’imperatore Ottone I nel 960.

In uno dei documenti più antichi che conosciamo, datato 3 ottobre 1028, (pubblicato da G.B. Moriondo nel secondo volume del suo “Monumenta Aquensia”), Odda (figlia del detto imperatore Ottone) dona al monastero di S.Pietro in Savigliano, quanto posseduto in territorio di Cuccaro: ”Donamus omnes res juris nostri quae sunt positae in loco et fundo Cucharo”.

In altro documento del 23 maggio 1116 (come da copia del 1322 esistente presso l’Archivio di Stato di Torino), l’imperatore Enrico V concede i feudi di Cuccaro, Fubine, Frassinello e Celle ai signori Bassignana, i quali, nella spartizione dei territori citati, diedero poi origine ai signori di Cuccaro.

In un documento del 24 settembre 1273, un “Columbus de Cucharo” risulta castellano di Cardalona, presso la chiesa di S.Maria di Crea. Nel XIV secolo, numerose sono le conferme di investitura a favore dei Colombo di Cuccaro. Ne citiamo solo due: quella del 10 gennaio 1341, concessa dal Marchese di Monferrato Giovanni II, e la conferma, del 17 dicembre 1376, concessa dal Marchese Secondotto.

Fra i “Decreti di nomina” dei parroci, esaminati presso la Curia vescovile di Acqui (sotto la cui giurisdizione Cuccaro rimase dal 1205 fino al 1895), troviamo un atto, rogato a Bistagno il 20 marzo 1366, in cui “Don Paolo Servacio, rettore della chiesa di S.Pietro di Fubine, a nome dei signori di Cuccaro propone il sac. Giacomo Aresca di Camagna come rettore della chiesa di S. Maria di Cuccaro.

L’instancabile ricercatore prof. Gianfranco Ribaldone, negli Atti dei Congressi Colombiani del 1999 e poi del 2006, ha pubblicato centinaia di atti notarili (in gran parte del 1400), che ricostruiscono le genealogie nonché le vicende storico-politiche della millenaria casata dei Colombo di Cuccaro.

Sulla base degli archivi parrocchiali e dei detti atti notarili, il ricercatore locale Pietro Canepa ha pubblicato due libri: “Cuccaro, c’era una volta…” e “Cuccaro ieri e oggi”, che ricostruiscono la storia “minima” di questa comunità (passata da meno di 200 abitanti dell’epoca medioevale, ad un massimo di 1300 “bocche” nel 1901, e ai 380 residenti di oggi): una storia caratterizzata da drammatiche condizioni di vita dovute ad una povertà endemica, a cicliche pestilenze e ad incessanti incursioni di soldataglie mercenarie, ora francesi, ora spagnole, ora alemanne, sempre pronte a depredare, a stuprare, distruggere e incendiare.

Cuccaro, a soli cinque chilometri da Quargnento, ove era il confine con lo Stato di Milano, era solitamente la prima vittima di sconfinamenti e beghe di confine, ma nello stesso tempo in posizione privilegiata, per due ragioni: perché lontano dalle principali vie di comunicazione (solitamente percorse dalle truppe in movimento), e perché il castello fortificato dei Colombo spesso era prescelto, appunto perché più “tranquillo”, come base per i comandi delle truppe operanti nella zona.

Quanto alla chiesa, anche se i parroci hanno continuato per secoli a scrivere, nei loro rapporti ai vescovi, “non si sa quando questa chiesa sia stata fondata”, ora si sa che essa venne inaugurata il 16 novembre 1676, come risulta da una missiva dei Consoli di Cuccaro al vescovo, per denunciare al presule lo “scandalo” verificatosi durante la funzione di inaugurazione della chiesa, allorché i consignori del luogo si sono scatenati in una farsesca rissa per l’assegnazione dei posti nei banchi privilegiati della chiesa stessa.

Con il ritorno di Napoleone, dopo la battaglia di Marengo (14 giugno 1800), il Piemonte viene annesso alla Francia. Cuccaro passa sotto la diocesi di Casale, retta dal vescovo francese Giovanni Crisostomo Villaret, di Rodes. Una sua circolare, del 20 novembre 1806, “ordina” (in ottemperanza ad un preciso “invito” di Napoleone) di cantare un solenne “Te Deum”, in ringraziamento “per la strepitosa vittoria riportata dalle armi del nostro augusto Imperatore sulle armate austriache ad Austerlitz”.

Il 18 maggio 1811, l’imperatore chiede un altro solenne “Te Deum” in occasione della nascita del nuovo Re di Roma (suo figlio), che Napoleone stesso avrebbe presentato per il battesimo nella chiesa di Nôtre-Dame, a Parigi.

Con il tramonto di Napoleone (dopo la disastrosa ritirata di Russia, l’invasione della Francia, e il confino dell’ ex imperatore all’isola d’Elba), ecco la nuova circolare vescovile del 13 maggio 1814, che ordina il “Te Deum” per “il felice ritorno di Sua Maestà (Vittorio Emanuele), il nostro amatissimo sovrano che sta per rientrare negli antichi suoi stati”.

Il resto è storia “recente”. La prima guerra mondiale ci porta via 32 caduti (di dodici dei quali sono state ritrovate le fotografie e relative storie, pubblicate in un opuscolo nel dicembre 2010); la seconda guerra ce ne porta via quattro, compreso l’eroico Col. Pietro Mazza (a cui furono dedicate le casermette di Casale), “giustiziato” dai tedeschi il 1 ottobre 1943 in una cava di pietre sulla montagna di Signj (presso Spalato, in Dalmazia), con altri 48 ufficiali italiani che si erano rifiutati di arruolarsi a fianco dei  nazisti per il proseguimento della guerra, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

Oggi, nonostante l’esigua  consistenza numerica della  sua popolazione, Cuccaro è decisamente orientato verso un più consapevole futuro culturale e civile, mediante il ricupero di tradizioni e strutture che conservano le vestigia delle glorie e dei drammi che hanno caratterizzato i movimentati secoli della sua  storia.

PiC

Data di aggiornamento: 10/01/2011

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